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PROGETTO 82 – ALTERNATIVA AL CARCERE – Lavoro di Pubblica Utilità

Il Lavoro di Pubblica Utilità (LPU) consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore delle categorie più fragili della collettività (portatori di handicap, malati, anziani, minori, detenuti ed ex, stranieri), oppure nei settori della protezione civile, della tutela del patrimonio pubblico e ambientale e in altri pertinenti alla professionalità dell’interessato. Tali attività possono essere svolte presso lo Stato, la Regione, la Provincia, il Comune, o presso organizzazioni di assistenza sociale o di volontariato che hanno sottoscritto una specifica convenzione con il Ministero della Giustizia o con i Presidenti dei Tribunali.

Il LPU è generalmente considerato una sanzione penale perché, originariamente, era prevista solo nei procedimenti di competenza del giudice di pace (art. 54 del d.lgs. 28.8.2000, n. 274). Ma, con successivi interventi legislativi l’applicazione di tale istituto è stata ampliata, cosicché oggi non ha una precisa collocazione sistematica. Difatti, la sua possibile applicazione a numerose e diverse fattispecie penali lo configurano come una «modalità di riparazione del danno collegata all’esecuzione di diverse sanzioni e misure penali che vengono eseguite nella comunità».

Attualmente per i «soggetti liberi» trova applicazione anche:

– per talune violazione del codice della strada (art. 186, comma 9 bis, e art. 187, comma 8 bis, del d.lgs. 30.4.1992, n. 285) e per alcune violazione della legge sugli stupefacenti (art. 73, comma 5 bis, d.P.R. 9.10.1990, n. 309);

– come obbligo dell’imputato in stato di sospensione del processo e messa alla prova (art. 168 bis c.p.);

– congiuntamente alla pena dell’arresto o della reclusione domiciliare (art. 1, comma 1, lett. i), della l. 28.4.2014, n. 67);

– come obbligo del condannato ammesso alla sospensione condizionale della pena (art. 165 c.p. e art. 18 bis d.c.t. c.p.).

Per i «soggetti non liberi» il lavoro di pubblica utilità è disciplinato dall’art. 20 ter della l. 26.7.1975, n. 354, ove è stabilito che «i detenuti e gli internati possono chiedere di essere ammessi a prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito nell’ambito di progetti di pubblica utilità, tenendo conto anche delle specifiche professionalità e attitudini lavorative».

L’Ufficio locale di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) controlla l’esecuzione dei programmi da parte degli ammessi alle misure alternative e, per il condannato che chiede di essere ammesso all’affidamento in prova, propone il programma di trattamento da applicare.

 

TRENTINOSOLIDALE, in forza delle convenzioni sottoscritte con il Tribunale di Trento (nel 2011), con l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna di Trento – UEPE (nel 2014) e con l’Ufficio di Servizio Sociale presso il Tribunale dei Minori di Trento – USSM (nel 2017), consente di svolgere un “lavoro di pubblica utilità” presso l’Associazione e, principalmente, a favore del progetto 117 “Lotta allo spreco alimentare”. I “lavoratori di pubblica utilità” affiancano i volontari nelle attività di stoccaggio, di selezione dei prodotti alimentari e di pulizia, oppure accompagnano gli autisti che raccolgono le eccedenze alimentari presso i nostri fornitori e, ancora, collaborano nella gestione delle tante attività quotidiane.

TRENTINOSOLIDALE accoglie un “lavoratore di pubblica utilità” a seguito dell’esito positivo del colloquio conoscitivo con il Responsabile del Progetto, GIORGIO CASAGRANDA.

TRENTINOSOLIDALE offre un ambiente orientato all’accoglienza, alla fiducia reciproca, alla responsabilizzazione e fornisce l’assistenza necessaria per i rapporti con gli assistenti sociali, con l’avvocato di fiducia, con l’Amministrazione della Giustizia nonché per i rapporti assicurativi con l’INAIL.

TRENTINOSOLIDALE chiede l’impegno di tenere un comportamento positivo, propositivo e coerente con lo spirito dell’Associazione; di seguire le regole prescritte per lo svolgimento dei compiti assegnati con rispetto e collaborazione; di osservare gli orari convenuti e di comunicare tempestivamente eventuali ritardi o assenze; di segnalare ogni problematica riscontrata, sia personale che organizzativa.

TRENTINOSOLIDALE redige, al termine del percorso lavorativo, la relazione sull’attività prestata valorizzando la correttezza e la collaborazione dimostrate nonché le responsabilità assunte.

 

Per ulteriori informazioni, scrivere a:

– email: segreteria@trentinosolidale.it

– pec: presidente.trentinosolidale@pcert.postecert.it

 

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